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Acrobate senza rete

La definizione delle donne con famiglia come acrobate è da tempo in uso, per mettere in luce il loro continuo correre di qua e di là, passando senza sosta dagli impegni di cura (della casa, degli anziani, della prole, ecc.) ai doveri professionali, con sempre meno spazio per sé.

Ora questa frenesia espropriatrice è persino peggiorata a causa del Covid-19.

Qualcuno aveva ipotizzato che il lockdown – totale o parziale – avrebbe alleggerito il carico delle ‘lei’, per i minori spostamenti propri e dei figli oltre che per la reclusione in casa.

La realtà s’è dimostrata diversa e peggiore: la compresenza, specie in spazi ristretti, ha acuito molti problemi e il servaggio femminile; i membri della famiglia si calpestano spesso e volentieri, a partire dai giovani derubati della frequentazione della scuola e degli amici; l’intimità diviene ardua o impossibile.

È come se, nel circo, agli ‘angeli volanti’ fosse stata tolta la rete di sicurezza, per cui ogni imprevisto o errore può determinare una catastrofe.

Ciò ha portato frequentemente a una crescita del disagio esistenziale; a volte a drammatiche rotture; in rari casi a suicidi (spesso non resi pubblici).

Come uscirne? Secondo i ‘racconti di sé’ di alcune partecipanti ai percorsi di Sòno, sono diverse le soluzioni possibili.

1) La ricontrattazione dei carichi in famiglia, con maggior impegno del partner e dei figli, compresi altri conviventi.

2) La fissazione d’un tempo di ufficiale indisponibilità della donna: “l’ora della mamma”, tutta per lei, nel corso della giornata; “la mezza giornata della mamma” ogni settimana, eccetera.

3) Lo sciopero di protesta per affermare i propri diritti (incluso quello di Lisistrata, cioè l’astensione dal sesso).

4) L’abbandono della prigione, anche solo come minaccia o fantasia compensatoria.

5) L’alleanza con altre schiave (esistono già alcuni blog in merito).

6) La presa di coscienza della frequente complicità dei servi, che si esprime anzitutto in paralizzanti sentimenti di colpa.

 

Credits: dal web


Enrico Finzi, 5 Gennaio 2021

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