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Aiuto, pupazzetti!

Il metodo Sòno si basa sui racconti di sé. Ma non sempre si tratta di ricordi della propria vita.

Ricorriamo anche a nostri questionari, lunghi e brevi, di auto-profilazione; ad ampi set di fotografie, che raccontano la propria storia dalla nascita a oggi; alla matrioska, per esaminare le varie fasi del percorso esistenziale; alle favole; al teatro (ne parleremo); all’uso dei pupazzetti, qui sopra rappresentati.

Si tratta di un ‘gioco’ da tempo utilizzato dagli analisti junghiani (ma con caratteristiche e finalità diverse dalle nostre).

Sòno vi ricorre chiedendo alla Persona di raccontare una storia inventata lì per lì, che si svolge in uno spazio predefinito, dato da un semplice basamento in legno grezzo e non dipinto.

La storia ha per personaggi tutti o alcuni dei pupazzetti, definiti solo per età (l’altezza), per genere (le femmine hanno un accenno di gonna), per appartenenza alla famiglia (in color neutro) o no (colorati in rosso, nero, giallo, bianco, verde).

Il soggetto inventa una sceneggiatura e la mette in scena, narrando appunto una storia, che deve durare – senza commenti – sino a una fine decisa da una o uno di noi.

Al termine non si interpreta o valuta alcunché: la Persona è richiesta solo di dire cosa crede di aver narrato, se riconosce alcuni dei personaggi, cosa deduce dal racconto.

I Tuner propongono delle ipotesi e dei collegamenti con individui ed eventi citati in precedenza dalla Persona.

A cosa serve tutto ciò? Ad arricchire le auto-narrazioni; a far emergere aspetti inediti della sua storia; ad aggirare resistenze nel prender contatto con alcune ‘dimensioni’ del proprio essere nel mondo. Il tutto senza evocare l’inconscio (non ci compete, non giochiamo a fare gli psicologi).

È, semplicemente, un altro modo per raccontarsi e per acquisire consapevolezza di sé: un modo spesso divertente e sorprendente di guardarsi da un inedito punto di vista. E non è poco, vi garantisco.

 

Credits: dal web


Enrico Finzi, 26 Novembre 2020

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