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Cambiare sguardo

L’immagine qui riportata mostra, all’apparenza, una donna dell’Ottocento con una passione scientifica per l’ingrandimento ottico tramite una lente.
A me, invece, pare un modo curioso per veder meglio l’occhio destro della donna ritratta: una metafora dell’approfondimento del tema dello sguardo, al quale Sòno dedica i tre Lab che, iniziati giovedì scorso, termineranno mercoledì.
La nostra tesi è nota: ognuno di noi mette a punto, nei primi 2-3 decenni di vita, un proprio modo di rapportarsi al mondo, alle cose, alle situazioni, agli altri, a sé: un modo che tende a fissarsi e a non mutare, come una maschera o una corazza rigida.
Stavolta insistiamo sul carattere spesso disfunzionale dello sguardo, delle lenti emozionali con cui ‘guardiamo’ la realtà. Disfunzionale non vuol dire sbagliato, ma causa di un  deficit di esperienza ricca e serena, osmotica ed empatica.
Siamo giunti alla conclusione che, per un gran numero di donne e di uomini, la distorsione (spesso immutabile) dell’approccio all’esistenza faccia perdere molte opportunità di auto-individuazione e di valide relazioni inter-personali.
Cambiare lenti e montature è faticoso ma possibile, liberando energie creative e fluidificando i rapporti umani. Tale cambiamento si ottiene con tre tecniche: i racconti di sé, i giochi, le favole (sempre proposti dal soggetto interessato).
Sono tre esempi di esplorazioni che aiutano la Persona a vedersi da fuori, con occhio parzialmente nuovo: il modo migliore per recuperare consapevolezza della variegatezza del mondo, della nostra intima pluralità, di quella altrui.
Credits: Maggie Taylor

Enrico Finzi, 22 Giugno 2020

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