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Dottore, mi fa male qui

Uno dei fenomeni più impressionanti degli ultimi mesi è il proseguire nel semi-isolamento della Fase 1 del Covid. Tanta gente, che ora potrebbe uscire con poche accortezze, preferisce restare a casa.
Per spiegare tutto ciò, si è parlato di neo-pigrizia, di persistere della paura del virus, di prudenza, di rigetto dei comportamenti illegali tipici della destra.
Tutto vero, certo. Epperò si può osservare anche una presa di distanza, silenziosa ma radicale, dall’indiscusso tran tran pre-coronavirus: quello dell’ideologia della massima produttività, del furto di tempo per sé da parte dell’organizzazione produttiva e sociale, dell’alimentazione psico-culturale.
La nostra impressione è che – contro il ‘new normal’ – sia in atto una rivoluzione silenziosa che mette in discussione ciò che sino a febbraio appariva ovvio, ‘naturale’.
“Mai più come prima” avevamo invocato – con altri – durante il lockdown. Ci sembra che, in barba ai teorici della ‘ripartenza’, tante Italiane e tanti (un po’ meno) Italiani resistano alle spinte a chiudere questa parentesi e a ricominciare tutto come prima.
Come in tutte le altre pestilenze dall’anno Mille in poi, anche stavolta l’ordine pregresso va in crisi, mentre crescono le possibilità di creare un nuovo paradigma: collettivo e individuale.
Credits: dal web

Enrico Finzi, 30 Giugno 2020

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