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E lontano, lontano, lontano

Il titolo di oggi è un verso di una bella canzone di Luigi Tenco. Lo uso qui non col dolce e disperato riferimento a un amore finito, ma pensando alla cultura della lunga durata.

Essa si contrappone all’immediatismo, al vivere solo qui e ora, al ragionare a brevissimo termine, al valutare persone e situazioni analizzando – come dire? – solo una loro foto appunto istantanea.

La cultura della lunga durata, invece, considera ogni realtà come frutto di una storia che viene da lontano; è orientata – anzitutto progettualmente – verso un futuro di anni o decenni; privilegia il film e non suoi singoli fotogrammi.

Coloro che vengono da Sòno hanno maggiori opportunità di auto-individuarsi se condividono la visione ‘lunga’ dell’esistenza, per tre motivi:

1) comprendono meglio chi sono (non solo loro ma anche gli altri)

2) operano come se fossero certi di avere un domani, risultando più ottimisti e progettuali

3) contestualizzano la realtà presente in un contesto più ampio e lungo, dunque ne vivono i guai e le positività come non assoluti, non totali, non irrimediabili.

 

 

Credits: Marco Somà


Enrico Finzi, 14 Gennaio 2020

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