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Farsi concavi

Accoglienza: è, questo, un concetto non banale, che va al di là della semplice – pur importante – capacità di ricevere altri (amici, conoscenti, viandanti, stranieri, migranti). Esso ha a che fare sia con l’apertura, non solo intellettuale, riferita alla vita e ai suoi eventi (spesso imprevedibili), agli umani, agli animali, alle idee, alle emozioni, a noi stessi; sia con l’ascolto e il genuino interesse per gli altri, le loro opinioni ed emozioni, i loro bisogni (pure inespressi).

 

L’auto-individuazione, sin da Maslow, è resa possibile da un approccio concavo alle esperienze. Uso spesso una metafora, quella della tazza: se è capovolta e se si versa una bevanda dall’alto, questa bagna l’esterno convesso della tazza, la tocca ma passa via; se, viceversa, la tazza è posta nella consueta posizione concava, allora essa si riempie del liquido. Così accade nelle faccende del vivere: possiamo farci sfiorare da esse, restandone quasi immuni, oppure possiamo accoglierle e usarle.

 

Ciò vale per le cose e gli esseri viventi, le informazioni, le opinioni, i sentimenti altrui: lo chiamiamo ascolto, con-partecipazione, con-passione, empatia, riconoscimento, con-divisione della tavola o di un pezzo di vita. Chi non pratica tutto questo o addirittura lo teme ha maggiori difficoltà a ritrovare sé stesso e ad essere – biblicamente – un buon samaritano.

 

Ma vale in primo luogo per noi stessi: per auto-individuarci dobbiamo accoglierci; aprirci a tutte le facce del poliedro che siamo (anche quelle in ombra se c’è una sola fonte di luce); essere ospitali anche con le nostre caratteristiche che non ci piacciono o di cui ci vergogniamo o che comunque lasciamo nascoste. In fondo, non solo noi non esistiamo senza l’Altro, ma anche noi siamo Altro per noi, viviamo una complessità contraddittoria e fragile, che ci sarebbe utile riconoscere e appunto accogliere, facendoci concavi. È, questa, la premessa di tutto.


Enrico Finzi, 18 Febbraio 2020

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