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I ruba-tempo

Dicono che vogliono riaprire l’Italia. In realtà si preparano a tornare al passato, cioè – tra l’altro – a perpetuare il furto di tempo ‘nostro’ e cioè da dedicare a noi stessi, sempre più spesso sottopagato.

Tale furto si osserva nel lavoro e negli spostamenti per raggiungerlo: e lo smart working è spesso una nuova rapina incontrollata di ore di disponibilità alle pretese non contrattualizzate delle imprese.

Il furto è anche, in assenza di servizi pubblici alla famiglia e alla persona, quello del tempo in casa, a partire dalla gestione dei figli: quanto spazio resta per le donne, specie se lavoratrici?

La rapina è quella del tempo destinato ai consumi coatti, ai piaceri senza piacere, agli incontri senza dialogo, al vivere senza mai riflettere e meditare e leggere e pregare da sé e con sé.

Rischiamo – dopo una prima fase di euforia da parziale scarcerazione – un aggravamento delle condizioni pre-Covid: sempre meno padroni di parte della nostra esistenza, sempre più dipendenti dall’economia e dalla società neo-servili.

Dovremo, da subito, rinforzare ed estendere la difesa del nostro tempo per noi, del nostro ‘foro interiore’. Come? Anzitutto negoziando con tutti gli interlocutori (datori di lavoro, soci, partner, famigliari, conoscenti, ecc.) il diritto al tempo per sé, sinora disprezzato e reso quasi nullo nell’era della schiavitù di massa.

 

Credits: dal web


Enrico Finzi, 29 Aprile 2020

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