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Il contagio delle paure

Ancora sulle paure di questi tempi, per dire stavolta che esse sono contagiose, cioè tendono rapidamente a coinvolgere gli altri: dapprima chi ci è vicino, poi – a cerchi concentrici come un sasso gettato in uno stagno – via via più lontano.

Tale fenomeno è noto sin dai Greci antichi e merita alcune considerazioni.

1) La diffusione epidemica è normale e inevitabile, né può essere bloccata dalle autorità o dagli esperti. Dunque, è meglio accettarla e non contrastarla o demonizzarla, pure perché oggi viene amplificata dai media e dal web.

2) Essa svolge anche una funzione positiva, poichè determina allarme sociale e quindi l’attivazione di comportamenti anti-minaccia che – se sensati – possono contenerne l’impatto.

3) Nel contempo, il dilagare della paura comporta esiti negativi: ansia, sconforto, depressione (clinica e non) e/o aggressività, violenza, individuazione di capri espiatori, persino disgregazione del tessuto sociale (di solito cavalcate dalla destra).

4) I singoli individui e i gruppi sociali ristretti possono vivere ‘bene’ i loro timori, in tre modi: integrandoli con informazioni certe (per non trasformare le minacce in fantasmi); condividendo con altri i propri terrori (la condivisione prima li accentua ma poi li attutisce); progettando difese ‘aperte’, ossia all’inizio adattative e in seguito fondate sulla speranza e sulla costruzione di equilibri avanzati, non regressivi.

5) Viene poi il momento del radicale contenimento del pericolo, ove è utile la mobilitazione collettiva: una contro-epidemia di rinnovata fiducia, di soluzioni efficaci, di lotta agli ‘imprenditori della paura’ (che è tematica scientifica e politica insieme).

A Sòno ci occupiamo di interventi immediati a sostegno delle persone, ma anche di contributo alla messa in luce dei processi profondi che ci coinvolgono tutti e che – come sempre – richiedono di andare oltre l’io per riscoprire e valorizzare il Noi.

 

Credits: Philipp Schumacher


Enrico Finzi, 2 Giugno 2020

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