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Il gomitolo dell’amore

Guardate l’immagine che accompagna questo testo: rappresenta il cuore come un lavoro a uncinetto, ancora non finito.

La raffigurazione mi pare utile per indicare quattro caratteristiche dell’amore.

La prima è quella, appunto, di un lavoro: per amare una donna o un uomo è necessario impegnarsi. L’innamoramento può essere un colpo di fulmine, un’emozione subitanea, un’immediata sensazione di pancia: l’amore, invece, richiede un continua tessitura quotidiana, un’attività duratura e paziente.

La seconda caratteristica ha a che fare con l’artigianalità; non esistono tecnologie per far sviluppare l’Eros (per conoscersi sì ma è solo la premessa). Ci vuole un sapere antico, che si tramanda di generazione in generazione, che chi ci ha preceduto nel vivere può testimoniare, insegnarci e farci piacere. Non che siano richieste grandi competenze, ma qualcosa sì: l’amore può sorgere spontaneo, ma un minimo di educazione affettiva è d’aiuto.

La terza evoca la continua possibilità dell’errore: niente di tragico, basta tornare un poco indietro e ricominciare a filare. E se, a volte, tutto sembra un fallimento si può riannodare il filo e riprendere da capo, con affetto e tenacia: è così che si salvano le coppie e i matrimoni.

L’ultima caratteristica è l’imperfezione, come in quasi tutti i lavori umani: per amare basta un cuore venuto benino, non un’opera d’arte o un manufatto seriale perché industrializzato. Come cantava Little Tony – non un genio delle italiche canzonette – è sufficiente “un cuore matto, matto da legare…”, ovviamente rosso, a segnalare passione, in un eterno ‘work in progress’.


Enrico Finzi, 12 Maggio 2020

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