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Il vitello d’oro

In questo periodo di isolamento sociale ho riletto il Libro dell’Esodo tratto dalla Torah o Bibbia. Mi sono soffermato sull’episodio del vitello d’oro, che vari ebrei, fomentati da un traditore filo-egiziano, creano fondendo l’oro di cui dispongono, per farne uno straordinario dono da portare al faraone, affinché li riaccolga, perdonandoli per la loro fuga.

Mosè è sul Monte Sinai per ricevere le tavole della Legge, i comandamenti incisi da Dio sulla pietra. La vita nel deserto è durissima, la terra di Canaan lontana. Come capita, la disperazione prende molti, che pur avevano intrapreso il percorso di liberazione dalla schiavitù.

Poi Mosè torna; è disgustato dalla protesta pagana e dall’orgia che si accompagna all’abbandono dell’unico Dio; rompe le tavole coi comandamenti (e dovrà tornare per averne una nuova copia; batte e – con l’aiuto dell’Onnipotente – fa precipitare in un burrone i leader e i seguaci del progetto di ritorno in Egitto; ricompatta il suo popolo e riprende la lunga marcia (quarantennale) verso la meta.

Ebbene, questa vicenda mitica mette in luce uno snodo cruciale di ogni sforzo di liberazione, quella sociale e politica così come quella personale.

Capita spesso, infatti, che all’interno dei gruppi e degli individui che hanno intrapreso un cammino di emancipazione vengano meno le forze, si diffondano dubbi e seduzioni re-azionarie, alcuni – per quanto possa sembrare paradossale – aspirino a tornare indietro alla precedente condizione di servaggio, terribile sì ma nota e rassicurante.

È quel che avviene anche in taluni percorsi personali e nella società: anche nell’era del Covid-19 le voci del potere cercano di riportarci alle vecchie abitudini, alla tradizionale dipendenza servile.

Noi, però, dobbiamo resistere alle sirene dei manutengoli del Faraone. Dobbiamo riprendere non lo ‘status quo ante’ ma il lungo viaggio verso la liberazione. Il tutto con forte motivazione, dure lotte, magari un leader provvisorio, la capacità divisiva di scegliere a scapito del conservatorismo reiterativo e del reazionarismo incivile.

L’esodo ha drammatici inciampi ma non può, non deve mai essere fermato.


Enrico Finzi, 7 Maggio 2020

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