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La Fase 2 delle paure (antiche, nuove, nuovissime)

Parliamo di paure, delle quali oggi quasi tutti parlano. E cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Anzitutto, la paura è un’emozione naturale e – da sempre – utile per prepararsi ad affrontare una minaccia, certa o possibile. La psicologia cosiddetta ‘darwiniana’ insiste su tale antichissima funzionalità positiva.

Nella storia (documentata) si sono aggiunte anche angosce (angst) pàniche, prive di un oggetto specifico, che determinano un acuto disagio generalizzato; possono portare al panico paralizzante; inquinano l’esistenza.

Talora, con esiti drammatici, gli individui e i gruppi sociali si sono inventati nei secoli e si inventano ancor oggi dei capri espiatori, dei colpevoli da demonizzare: il che li aiuta a semplificare ciò che è complesso; a trovare (pseudo)risposte a domande al momento senza soluzione; a rendere (apparentamente) chiaro ciò che risulta oscuro.

Il coronavirus è intervenuto in modo davvero disastroso: è una minaccia potente e potenzialmente mortifera, inedita e tuttora parzialmente ignota (anche agli esperti), invisibile e in sé terrorizzante.

All’inizio, ha comprensibilmente attivato la paura degli altri (anche inconsapevolmente ‘untori’) e dell’uscita di casa.

Ora, con l’avvio della cosiddetta Fase 2, molti stanno vivendo una nuova paura inattesa: quella di uscire, di abbandonare la tana rassicurante, di esporsi a moltiplicati contatti sociali.

Al fondo, abbiamo toccato con mano la nostra condizione umana, tornando a cogliere la nostra fragilità certo non onnipotente; l’ombra della morte (ben più vicina di prima); la falsità di un potere che ha dato per decenni l’illusione del ‘tutto possiamo’.

Eppure, alcune soluzioni valide esistono. Di esse parleremo – in un libero confronto di emozioni e di idee – nei tre nuovi SònoLab, che partiranno da mercoledì 27 maggio. Chi è interessato a partecipare (ovviamente gratuitamente) può cliccare qui sotto


Enrico Finzi, 22 Maggio 2020

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