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Luna piena

C’è una vecchia storia olandese che racconta della luna piena.

Secondo questa favola, anche quando il cielo era sgombro di nuvole, la luna si sentiva sola.

Certo, da tantissimi anni, aveva la compagnia delle stelle e – qualche volta – d’una cometa.

Ma in fondo soffriva di solitudine, pure se era in compagnia di altri corpi celesti. Cosa valeva essere piena, nel massimo del suo freddo splendore, se nessuno si accompagnava a lei, le parlava, la ascoltava?

Ogni quattro settimane si ripeteva la stessa storia. Scompariva il sole, le tenebre si infittivano, lei cominciava a illuminare la notte. Ma una grande tristezza la prendeva: chi si occupava davvero di lei? a chi importava chi era e come stava?

Certo, gli astronomi la studiavano; certuni – specie i bambini – la guardavano con stupore; gli amanti la usavano per trovarsi e baciarsi; ai marinai era preziosa per trovare la rotta dei loro navigli; i contadini dei polder la temevano perchè avevano notato che essa alzava le acque del mare, le quali rischiavano di invadere i loro campi; e alcuni sostenevano che, quando appariva, le streghe scatenavano i loro sabba in onore di Satana.

Ma chi si interessava di lei, la accompagnava con affetto nel suo passaggio?

Sinché una notte la luna piena si accorse che i gatti uscivano dai camini o salivano sui tetti per farle miao e che un ragazzo da qualche parte si rivolgeva a lei, proprio a lei, suonando con uno strumento.

Da allora non si sentì più sola: quel coro felino e quella musica celestiale le diedero il calore che le mancava. Capì che non ci vogliono folle, come pretende il sole, ma che bastano un suonatore di zufolo o di violino più vari amici per sapere di non essere sola.

E ciò – è la fine della favola – vale anche per le donne e gli uomini di questo pianeta: alcuni amici e un vero amore bastano per non farsi travolgere dalla malinconia.

 

Credits: dal web


Enrico Finzi, 14 Maggio 2020

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