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Mascherine

È epoca di mascherine. Ma cosa indica questa parola? Diminutivo di maschera, ha vari significati assai diversi.

È la parte anteriore di quasi tutte le auto, al di sotto del cofano: una griglia di plastica o di metallo che dà personalità al muso del veicolo, spesso caratterizza la marca, sempre consente il passaggio dell’aria nei due sensi e in particolare il raffreddamento del radiatore.

Ed è pure la piccola maschera (in tessuto, velluto, carta) – detta bautta – che copre parzialmente il viso, escluso gli occhi e la parte inferiore del volto: dunque rovesciata rispetto a quella oggi obbligatoria, da tanto tempo utilizzata per difendersi dalla polvere (in primis nell’edilizia), dallo smog, da batteri e virus (prima del Covid-19 prevalentemente negli ospedali).

Poi evoca la sagoma (in cartone o plastica o metallo) che permette di ‘scrivere’ parole e insegne – per esempio stradali – passando il bianco o i colori solo nelle parti finestrate.

Richiama anche – per estensione – i bambini e le bambine o le giovani donne con vestiti in maschera, ad esempio per Carnevale (la parte per il tutto).

Ma tira in ballo pure gli imbroglioni, coloro che si presentano diversi da chi sono realmente: “Ti conosco mascherina!” è detto da chi accusa qualcuno di mendacio.

Di più: questa parola è usata per certe borchie (appunto a forma di maschera) nella tappezzeria e nella pelletteria.

Nelle calzature descrive la parte centrale della tomaia, talora in materiale e/o in colore diversi da quelli delle punte e del tacco.

E anche le macchie di diverso colore sui musi dei cani, dei gatti, ecc. vengono nominate mascherine.

E, se si dà attenzione al termine ‘maggiore’ maschera (da cui deriva anche il cosmetico mascàra per gli occhi) si apre un vasto mondo – a cavallo tra antropologia, religioni, medicina, psicologia, arte bellica, tecnologia, teatro, cinema, ecc. – che, nella sua complessità, ha spesso due filoni interconnessi: il travestimento e la finzione, da un lato, e la difesa, dall’altro.

Sta qui il carattere perturbante della mascherina: richiama l’attacco (ora di un virus mortale) e il nascondimento (per taluni il non riconoscimento) dell’identità, propria e altrui. Da qui derivano talune ansie odierne: al fondo, quella dell’evaporazione dell’Io, per morte o per dissoluzione della nostra intera realtà visibile all’altro.

 

Credits: Pietro Longhi


Enrico Finzi, 9 Giugno 2020

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