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Meglio accompagnati

A proposito del mio rifiuto di parlare ancora di felicità, aggiungo un secondo motivo, che si riferisce all’attuale ideologia della felicità. Essa non è solo conservatrice e integratrice, doveristica e un po’ folle (né ho già discusso in questo blog). È anche fondata sul falso, ossia su un’impostazione che riduce quasi tutto all’individuo.

Ora, tutte le indagini che ho condotto con AstraRicerche e con Sòno segnalano che la soddisfazione esistenziale non può che essere collettiva. Perché – salvo taluni malati psichiatrici incapaci di emozioni e di comunicazione con gli altri – a nessuno degli umani è possibile proteggersi dell’euforia o dalla serenità o dai disagi e dai dolori altrui (il contesto entra dentro di noi).

Perché ciascuno delle donne e degli uomini esiste solo in relazione ad altri (noi non interagiamo con gli altri, noi siamo anche gli altri): e ciascuno scala meglio la Montagna della Vita se procede in cordata. Perché non esistono monadi isolate con un’identità: l’identità di ciascuno è molteplice, variante nel tempo, relazionale. Perché l’Io è un Noi, l’individualismo è sociale, la felicità del singolo non esiste, semplicemente non può darsi.

Se tutto ciò è vero, le ideologie individualistiche sono – alla radice – distorcenti e fallaci, utili al potere, inutili alla realizzazione delle persone, la quale richiede appunto con-divisione e la scalata in cordata del gran monte della vita.


Enrico Finzi, 27 Giugno 2019

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