orologio_small 1'81"

Perseguitati?

Una delle dimensioni che massimamente vulnerano l’auto-consonanza è il mix di sensazioni o certezze di essere non amati, mai stimati, spesso non visti, disconosciuti, disprezzati, fatti sentire – anche (o specialmente) da persone ‘care’ – sempre cattivi e inadeguati; sfavoriti, discriminati, svantaggiati, sfruttati; spesso disapprovati, criticati oppure rigettati dagli altri (da singoli o da interi gruppi sociali o addirittura dal mondo intero ma anche dalla divinità, dal Fato, dalla Fortuna). Un’ulteriore aggravante è costituita dalla convinzione che esista una congiura a danno proprio o di tutti i membri del proprio gruppo di appartenenza o di riferimento.

Tali vissuti risultano quasi sempre infelicitanti; determinano tristezza e spesso delusione (“e pensare che io invece…”), rabbia e rancore; aggressività e odio, sentiti come meramente reattivi (“non faccio altro che rispondere alle minacce”); rinuncia ad esprimere le proprie opinioni per timore di venir criticati e derisi; tendenza a mentire e a presentarsi migliori della realtà; in generale paura, agitazione, sospetto, diffidenza, sfiducia; oppure – più raramente – senso di sconfitta, con un seguito di rinuncia, abbandono, sconfitta, certezza imponente di essere un vinto.

Ora, esistono sicuramente persone e raggruppamenti umani ostili e a volte criminali; talune minacce sono reali e da prendere in considerazione; ed è mia convinzione che esista il Male nella storia (da cui tutelarsi e contro cui battersi: anche dentro di noi). Dunque, le preoccupazioni sono sensate e utili. Ma il problema – almeno secondo l’esperienza di Sòno – riguarda il quando, il quanto e il come.

Se la domanda “quando?” ha come risposta “sempre”; se il livello di allarme è continuativamente elevatissimo; se le modalità delle risposte determinano l’intero approccio alla vita: allora ne derivano quasi sempre assenza di positività e di allegria, perdita di leggerezza e di flessibilità, rinuncia alla fiducia e alla tolleranza nelle relazioni con gli altri; persistenza in una sorta di malevolenza generalizzata; chiusura psico-culturale, secondo i tratti della personalità autoritaria.

Se poi il “quanto” è esorbitante e angosciante e se il “come” è impregnato di rigetto e di violenta aggressività, allora ai soggetti qui descritti è generalmente preclusa l’armonica auto-realizzazione, anche perché – almeno a stare ai racconti di sé – molto ha origine nell’infanzia: in carenze di amore caldo e coccoloso, di piena accettazione, di riconoscimento di valore, di lieto accudimento e poi di sapiente equilibrio tra l’allenamento dei giovanissimi a considerare i rischi e quello alla fiducia in sé e negli altri.


Enrico Finzi, 5 Novembre 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *