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Rinunciare all’impossibile

Uno di modi più efficaci per rendersi infelici consiste nel darsi obiettivi non conseguibili da solo.

Facendo così si ottengono tre risultati negativi: non si raggiunge la meta; cala la propria auto-considerazione; non restano sufficienti energie per mirare anche a un altro risultato.

È – questa – la condizione in cui si trovano molti umani, spinti o costretti dalla cultura dominante ad alzare sempre più l’asticella da saltare, a chiedersi ‘di più, sempre di più’.

La domanda, anzi la pretesa, si è ingigantita col turbo-capitalismo,  che ha aggiunto alle classiche richieste del neo-capitalismo quella del super-omismo (anche delle donne che lavorano): una forma di ‘super-exploitment’ tipica in passato solo dello sfruttamento dei braccianti e degli operai.

La curiosa immagine di Marion Dönneweg sintetizza tale dramma diffuso: una ragazza piccola piccola, con una forchetta già troppo grande, si misura con una torta di compleanno gigantesca, fuori misura (una torta da Gulliver nel paese dei lillipuziani).

Qui non si parla di lavoro ma di piacere: che piccola parte del dolce riuscirà a consumare la donna? quanti mesi le occorreranno per finirla da sola? e andrà a male nel frattempo o un bel diabete sarà assicurato?

Se riflettiamo, dopo l’indigestione dei super e degli extra, sarebbe bene tornare a giocare più in piccolo, a volare più basso, a rinunciare ai record: in definitiva, a sviluppare una società a misura d’uomo (e ‘in primis’ di donna).

 

Credits: Marion Dönneweg


Enrico Finzi, 31 Dicembre 2020

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