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Sentire

Sòno non fa diagnosi, non classifica le Persone attribuendole a tipi o cluster predefiniti, non propone interpretazioni.

I Tuner (sintonizzatori) si limitano a far da specchio ai propri interlocutori, al massimo facendo ipotesi circa link tra emozioni ed eventi diversi – anche molto lontani nel tempo – della vita del soggetto.

Spesso, infatti, noi tutti abbiamo messo a punto in passato una recita o una maschera, utile all’epoca come risposta ai fatti e ai dolori del vivere: recita o maschera che tendiamo a mantenere negli anni, con una maggiore o minore rigidità ripetitiva, spesso disfunzionale.

Di più: ci sono momenti, persone, eventi che evocano esperienze pregresse, attivando reazioni antiche e creando cortocircuiti, che è utile cogliere.

Le ipotesi relative a tali collegamenti servono a chi segue il percorso Narrative Mirror solo se tali collegamenti gli paiono ‘veri’. E allora se ne parla, altrimenti l’ipotesi di link viene abbandonata.

Quel che conta qui non è la razionalità, il ragionamento. No, cruciale è il ‘sentire’ (o no) – da parte della Persona – la fondatezza dell’associazione ipotizzata. Qualcosa che ha a che fare con l’intuizione, col “mi dice qualcosa”, col “mi risuona dentro”, a volte con una sensazione di scoperta e di stupore.

Quando ciò avviene è come se un lampo illuminasse un ambiente oscuro. E la luce è quella dell’evocazione, del richiamo profondo (ma non inconscio), che aiutano ad acquisire maggior consapevolezza di sé e della propria dipendenza da uno stile esistenziale in parte reiterato e ossificato.

 

Credits: Davide Bonazzi


Enrico Finzi, 21 Aprile 2020

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