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Senza macchia

I cavalieri medioevali più coraggiosi venivano definiti ‘senza macchia e senza paura’. Mancare di quest’ultima era un segno di forza, ammirato e additato a esempio.

Oggi sappiamo che non sentire davvero la paura nelle situazioni che la impongono (come il coronavirus) è un indice di idiozia oppure di disturbi cognitivi o psicologici.

Eppure, incontriamo persone, specialmente uomini, che hanno paura di avere paura. Per uno o più dei seguenti tre motivi.

A) Si ispirano al mito dell’onnipotenza, spesso di matrice paterna e/o fascista (quella, per intenderci della ‘bella morte’ dei seguaci della Repubblichina di Salò).

B) Temono ogni emozione che potrebbe travolgerli (e tra esse la paura è una delle più potenti).

C) Vogliono salvare la loro immagine pubblica fatta di forza, invincibilità, maschio orgoglio.

All’opposto, in questo periodo davvero extra-ordinario, troviamo anche gente che è lieta di avere paura (e talora se ne vanta). Perché? Anche qui ci sembra di aver trovato tre motivazioni, a volte interconnesse.

1) La prima: la paura è un’emozione potente, che paradossalmente dà sale e pepe all’esistenza, specie se di solito essa appare al soggetto piatta, monotona, priva di stimoli.

2) La seconda: in questi mesi la paura è un grande argomento di chiacchiere, pure tra estranei; accomuna e dà occasioni di dialogo; aiuta a sentirsi parte di una comunità.

3) La terza motivazione ha a che fare con lo spostamento sulla paura di molti pensieri e sentimenti che di solito riguardano altri temi: il che spiega lo stato di minor disagio esistenziale di tante persone, per così dire distratte dai nuovi timori.

Per tutti costoro, i lieti impauriti, vale – mutata di segno – l’antica espressione ‘ma che bella paura!’. E, davvero, il mondo è bello perchè è vario.

 

Credits: dal web


Enrico Finzi, 25 Maggio 2020

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