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La risposta androgina

Ecco un bel testo di Massimo Ferrario, tratto dal suo blog quotidiano Mixtura.

Capire, innanzitutto. Dal latino capere. Prendere, afferrare. Ben simbolizzato dall’organo sessuale maschile, che nella sua forma linguistica volgare riprende esattamente l’etimologia del verbo.
Ma anche contenere, ricevere, accogliere. Non ci cape, ripetono ancora in alcune zone d’Italia. Come a dire: non c’entra. Come rivelano, ancor più evidentemente, i due termini di capace e recipiente.

Due significati polari. Opposti.
Insomma: farsi tazza (codice femminile) per poi prendere ciò che si è accolto (codice maschile).

Se mancano i due codici, da attivare insieme e in sinergia, il rischio (la certezza: stando alla cultura dominante) è che si prenda solo ciò che si crede di prendere. E si capisca poco o niente della realtà e dell’altro. Salvo poi impancarsi in cattedra pretendendo di imporre il poco, o il niente, o il non capito, che si è convinti di sapere senza mai averlo davvero ap-preso.

Sì, in mezzo a tanto americano, usato anche a sproposito, il latino potrebbe continuare a servirci proprio per capire. E dunque, anche, per consentirci di relazionarci meglio con tutto ciò che ci circonda, mondo fisico e mondo sociale. Offrendoci un’epistemologia semplice, ma quanto mai positivamente fertile e generativa: sintetizzabile nel concetto di un sano atteggiamento di ambivalenza attiva, da declinare poi in comportamento conseguente, come unico vero modo intelligente (anche qui l’etimologia di ‘inter/intus-legere’ aiuterebbe) per entrare in rapporto, aperto e fecondo, con la complessità, intrinseca e ineliminabile, di cose e persone, in cui siamo immersi.

Tutto questo per vincere (e qui davvero il verbo è quanto mai appropriato) due posture psicologiche opposte, una più pericolosa dell’altra: l’arroganza di chi è dogmaticamente convinto di sapere sempre già tutto, quasi fosse ‘nato imparato’ e predestinato a imporre il suo sapere e la sua volontà a chiunque, per definizione considerato in posizione down, e la sudditanza dei più, magari anche sofferta e rancorosa, ma sempre supinamente pronta a farsi abbindolare dall’apparente carisma di chi ‘ce la racconta’ e ci induce a fare (o a essere) ciò che lui (e non noi) vuole che facciamo (o siamo).

In conclusione: un po’ di consapevole androginia ci salverebbe.
E urge.
Per capire davvero. O almeno per capire di più.
E per affermare noi stessi, nelle relazioni con gli altri, in modo più autentico: alla fine più efficace, oltre che dignitoso.

– Massimo Ferrario, Per capire e relazionarsi, urge un po’ più di androginia –


Sòno Human Tuning, 4 Febbraio 2020

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