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Terrore e altre emozioni

Le Persone con cui interagiamo ci raccontano le loro emozioni di fronte al Coronavirus. Le principali sono 10.

1) La preoccupazione per questo nemico invisibile, pericoloso e sempre più diffuso nel mondo: diciamo ai nostri interlocutori che è giustificata e che un problema sarebbe per loro (e per gli altri) se non l’avvertissero, sottovalutando i rischi.

2) La paura, anch’essa legittima e sana, anche perché – come molti hanno ricordato – essa è un riflesso spontaneo (animale) di predisposizione alla fuga o alla battaglia contro una minaccia reale.

3) L’ansia, legata anzitutto all’illeggibilità del fenomeno, grave e inedito: va accettata e gestita, informandosi e riducendo (non eliminando) l’incertezza; sostenendosi con altri (non eccitandosi a vicenda); notando quanto sono alte – malgrado i tanti morti – le speranze di sopravvivenza personale e di vittoria sul virus.

4) L’angoscia totale, profonda e senza nome, al di là dei dati e delle previsioni. Qui suggeriamo il ricorso agli psichiatri (specie se anche utilizzanti la terapia della parola), in grado di prescrivere farmaci di contenimento. Con un’aggiunta: narrarsi, venire ascoltati a lungo, poter condividere le proprie emozioni può esser d’aiuto ad alcuni individui: il che spiega perchè organizziamo gratuiti incontri in remoto (via Zoom) con piccoli gruppi o singole persone su temi specifici.

5) La persecutorietà, ossia l’idea – cara alla destra paranoide – che il tutto sia frutto di una congiura (della Cina, dell’Europa, di Macron, della Lagarde, eccetera). Qui ci è difficile intervenire: a volte basta fornire contro-informazioni, più spesso ci si scontra col desiderio di avere conferme a pre-giudizi pre-esistenti.

6) La solitudine, anzi le solitudini di vario tipo, che vengono frequentemente alleviate dal semplice ascolto partecipe, attento, empatico, non valutante. Anche a distanza: tramite sostituti dell’abbraccio fisico, ora virtuale e simbolico.

7) La rabbia, per le inefficienze pregresse del sistema (per esempio ospedaliero) o l’inadeguatezza dei ceti dirigenti: un sentimento spesso giustificato, specie quando potrà esprimersi in azione individuale e collettiva.

8) Lo stupore per le piccole e grandi scoperte positive che la strana vita che conduciamo ci riserva ogni giorno: una meraviglia che sosteniamo in quanto ansiolitico non chimico, efficace e di per sé rassicurante.

9) L’ironia, espressa per esempio in tanti ‘meme’, che esprimono il bel ritorno della cultura popolare dello sberleffo, dell’aggressività ridente contro il nemico e il potere, della presa in giro di tutti e di sé.

10) L’insieme delle tre virtù teologali: fede (in Dio, nella scienza, nei medici e negli infermieri, nei volontari, ecc.); la speranza (da tener viva sempre e comunque); la carità (la solidarietà, l’impegno per gli altri, il sentirsi e farsi prossimo). Con gli altri tre ultimi sentimenti ci identifichiamo e tentiamo una nostra piccola testimonianza, accanto a tante altre, cercando di far corona al coronavirus, per chiuderlo.

 

Credits: Keith Negley


Enrico Finzi, 19 Marzo 2020

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