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Una mano sul seno

Una delle figure-chiave della cultura e dell’iconografia cristiane è quella della madre col bambino.

Giotto ne ha proposto tre rappresentazioni.

Nella prima – la più antica – la Madonna tiene in braccio Gesù, di 3-4 mesi, che rivolge il suo sguardo in avanti, non verso la genitrice, con una rigidità bizantina.

Nella seconda, mamma e figlio si guardano: si instaura una comunicazione a due vie.

Nella terza e ultima, il Cristo tiene una sua manina grassoccia sul seno di lei, mentre i loro sguardi si incrociano, illuminati dall’amore primario.

L’evoluzione della pittura giottesca porta dalla separatezza al caldo affetto fisico, a una comunione a due che esprime – in modo commovente – la relazione piena tra due umani, profondamente tali.

‘Dentro’ c’è, ovviamente, il pieno farsi uomo di Dio, che lo porterà al sacrificio per tutta l’umanità: dopo il quale ci saranno la sua ascesa al Cielo e la pena infinita della ‘mater dolorosa’, stringente in grembo il cadavere del figlio staccato dalla Croce.

Incontriamo in questo terzo Giotto, comunque, l’amore terreno, qui come relazione tra chi ha partorito e la sua creatura: relazione universamente privilegiata e fondativa, base di ogni altro tipo di amore.

Al di là degli aspetti teologici, ecco una dolce e potente testimonianza artistica del rapporto tra amanti come generatore dell’umanità, mai sola, sempre relazionale.


Enrico Finzi, 10 Marzo 2020

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